


Le mie esperienze dell’esserci
tra Rambaldo e Torrismondo
(Nel romanzo di Calvino, il cavaliere inesistente, appare la presenza di due giovani, opposti fra loro, che in qualche modo si possono paragonare alla gioventù di oggi.
Il primo, Rambaldo di Rossigliore, giovane che si arruola nell'esercito per vendicare valorosamente la morte del padre, è il vero protagonista della storia. Egli non sa ancora se c’è o non c’è, quindi cerca le prove del suo esserci.
Il secondo è Torrismondo, un altro giovane cavaliere, all'inizio appare come l'antagonista di Agilulfo, ma man mano che si va avanti nella narrazione emerge come un ragazzo che cerca la verifica dell’esserci mediante la ricerca di tutto ciò che c’era prima di lui. Egli infatti crede che il suo essere sia il frutto non delle sue decisioni, ma degli avvenimenti che l’hanno preceduto.)
Inutile dire che non è facile analizzare se stessi, probabilmente gli uomini guardandosi da un'altra prospettiva apparirebbero completamente diversi da quelli che credono di essere.
E’ solito raccontare che le persone, arrivate quasi al capolinea della loro vita, facciano un esame di quella che è stata la loro esistenza, pensando a quello che han fatto o non fatto, con vari rimorsi e rimpianti.
Ebbene a 17anni, sulla carta ad un anno da quella teorica maturità, non ho trovato un mio modo di vivere e di esserci, solamente una parte della mia personalità.
Non ho una minima idea di quello che farò da grande, non so ancora quali siano i miei veri interessi e se nella mia vita sia indispensabile un fine, una meta, uno scopo, però sono convinto di realizzarmi nel momento in cui riuscirò ad essere in pace con me stesso, quando i valori in cui credo, che stò coltivando, riusciranno a germogliare.
Oggi tento, forse invano, di vivere giorno per giorno in prima persona, attivamente, misurando me stesso, i miei limiti, le mie paure, le mie debolezze. Provo a crescere, a maturare, impegnandomi a superare gli ostacoli, i vizi, anche nelle piccole cose.
Cerco di entrare a testa alta in questo sistema, dove pochi ti aiutano e nessuno ti regala nulla, dove per i giovani il precariato è quasi normalità e dove chi perde il treno deve incominciare a correre.. e in fretta!
A volte mi convinco di valere, di contare, di non essere un anonimo nella massa, manipolata dai vertici. Non punto alla fama, al successo, al “governare”, ma miro a diventare un individuo a tutto tondo, che è consapevole di poter esprimere il proprio parere, senza porsi il problema di essere accettato dal gruppo, che cerca di pensare con la propria testa.
Esserci vuol dire non limitarsi a preoccuparsi del proprio piccolo podere, ma ampliare i propri orizzonti, vivere in un mondo “globalizzato”.
Esserci significa “I Care”, avere a cuore qualcosa, interessarsi, crearsi nel quotidiano prima una propria opinione dei fatti oggettivi e successivamente di sentire i commenti soggettivi delle diverse fazioni, o almeno a provarci.
Esserci è smetterla di essere qualunquisti, di non avere interessi, di giudicare a priori, di leggere prima la gazzetta poi il corriere della sera, di criticare questo mondo senza mai muovere un dito per cambiarlo.
Sono un po’ pentito di aver scritto queste parole leggermente moraliste, quando so di essere il primo a preferire “fare altro” che il proprio piccolo dovere, comunque, per ritornare, almeno in parte, alla traccia originaria, considero la mentalità di Rambaldo, che vuole dimostrare di esserci compiendo un atto eccezionale o “costruendo” qualcosa di importante. Molti giovani pensano di realizzarsi raggiungendo una meta, un sogno, che troppo spesso sono materiali o inessenziali per la felicità.
La vita, a parer mio, è un cammino infinito, che deve essere percorso un passo alla volta, che non ha bisogno di tanti ragionamenti o considerazioni, ma solo con la consapevolezza delle proprie scelte e la convinzione che la strada percorsa sia quella giusta. Apparentemente non mi sembra corretto o forse mi sembra angosciante domandarsi se la propria vita ha un senso, sicuramente non esiste vita che non sia degna di essere vissuta, ma forse a questo punto sarà meglio lasciare spazio ai filosofi.
(questo tema non è stato ancora valutato.. sarà il solito 6- !!)

Vivo in un mondo
Doveva essere un tema impegnato partendo dalle considerazioni di Calvino nella Nota del ’60..
Al giorno d’oggi per noi adolescenti non è facile individuare una figura che possa essere considerata intellettuale, soprattutto se la sua prima caratteristica è quella di essere distaccato dal mondo ed estraneo dalla nostra società.
Viviamo in un mondo in cui troppo spesso i più potenti mezzi di comunicazione si limitano a ricercare l’odiens, una massima tiratura, o un alto numero di click, che trasmettere un messaggio di vera informazione a colui che stà leggendo. Certi telegiornali o programmi televisivi hanno la pretesa di essere seri, in realtà sono solo un po’ patetici, anche se, pensandoci bene, questi showmen fanno onestamente il loro mestiere, allora forse i veri patetici siamo noi che li guardiamo.
Viviamo in un mondo in cui siamo continuamente tempestati di pubblicità, di continui flash, alla ricerca sfrenata della velocità, dell’immediatezza di informazione, tanto che in chat e nel campo della telefonia mobile, oltre alle continue abbreviazioni, si è incominciato a non utilizzare del tutto gli articoli. Poi gli adulti si lamentano che i giovani d’oggi non sanno più scrivere, non sanno parlare, praticamente si crede che siamo analfabeti, ma questa società non l’abbiamo costruita noi, non voglio scaricare spudoratamente la colpa su chi mi ha preceduto, ma semplicemente analizzare la vita di un adolescente medio: Sono uno studente che va discretamente/male a scuola, che non eccelle in nessuna materia, che spera di andare in quarta l’anno prossimo. Un giovane che giocava mediamente bene a calcio, ma ora che il sogno di diventare calciatore, ma soprattutto quello di sposarsi la velina è tramontato, si ritrova a non sapere tenere più in mano i fili della propria vita. Parlando in prima persona, non voglio fare la figura del povero adolescente depresso, ma davvero penso in malo modo al mio futuro. Uscito dal Volta in speriamo (poco fiducioso) cinque anni mi ritroverò a fare un’università qualsiasi, mantenuto dai miei, dopodiché ottenuta uno straccio di laurea in sei anni riuscirò finalmente a trovarmi un lavoro, lavoro?ahah..prima farò uno stage di sei mesi, dopo verrò assunto a tempo determinato per mille euro al mese. Ma la vita non è alla Daniele Silvestri se potessi avere mille euro al mese, è leggermente più complicata.
Poi penso a comprarmi casa, ma, o i miei mi donano per grazie divina un centinaio di migliaia di euro (per incominciare), oppure dovrò fare un mutuo di vent’anni per abitare in una catapecchia in periferia. Idea allettante…MA IL PEGGIO DEVE ANCORA VENIRE, adesso che sono un impiegato sfigato, che a malapena riesce ad arrivare a fine mese, anche le ragazze carine ti voltano le spalle, e mi ritrovo con l’ultima della lista, una bella 70-90-150 che almeno è dolce e premurosa, ma che alla vista provoca uno rigetto di liquido verde misto banana.
Mentre questo schifo di immagine mi risveglia, penso che la mia vita sarà diversa, che comincerò a viaggiare, viaggiare lontano, fisicamente, non con un semplice spinello in mano, e mi innamorerò di qualcosa e di qualcuno, inizierò a vivere giorno per giorno facendo ciò che davvero mi piace, starò a contatto con la gente, non tutto il giorno davanti al pc, e avrò tempo per dedicarmi a tutte quelle nozioni che non ho acquisito alle superiori, tipo Dante che non riesco ancora ad apprezzare, ed allora si che quei mille euro al mese mi basteranno.
..to be continued
va che sfiga, ho appena letto che un certo francesco paruscio si fa chiamare paru-parushow
